Tra il Dalai Lama e Lingua Madre
Qualche giorno fa il Dalai Lama ha detto: “ragazze, vi esorto a essere le madri della rivoluzione della compassione di cui questo secolo ha tanto bisogno.”
Ho sentito subito che l’avvio di Lingua Madre, che ha molta coerenza con quelle che Sua Santità reputa azioni urgenti per la nostra umanità, è sincronico e tempestivo. Le parole che ha scelto però mi hanno fatto pensare, a maggior ragione ora che devo scegliere quelle con cui presentare il mio progetto.
Per un fatto non puramente intellettuale, mi ha sempre creato disagio questa parola, “rivoluzione”. Il mio conflitto è il classico dell’anima ribelle: dare troppa importanza allo status quo, come un adolescente con i genitori alle cui regole non vuole sottostare. “Evoluzione”, d’altro canto, a cui tanto mi son dedicata, è una parola vasta, un concetto rischiosamente generico, e anche un po’ saccheggiato da quest’era in cui ci sembrano esserci più maestri che allievi (e i risultati si vedono). In passato, inoltre, mi ha creato confusione la relazione tra il concetto di rivoluzione e l’invito alla resa, il “surrender”, richiesto da ogni percorso spirituale. Se tutto è in perfetto ordine, se l’accettazione è la virtù suprema, la rivoluzione a che serve?
La tensione tra rivoluzione e resa, tra cambiamento attivo e accettazione profonda, è il cuore pulsante di molti percorsi spirituali, artistici e politici. Mi sono soffermata dunque a rinfrescare le mie conoscenze e il mio sentire in merito alla parola rivoluzione e alla sua relazione con la resa e l’accettazione.
“La vera rivoluzione è la rivoluzione della coscienza”, dice Krishnamurti, un atto interiore, innanzitutto, la trasformazione del proprio modo di vedere, altrimenti il rischio è sostituire una forma di potere con un’altra. In questo processo, la resa non è rinuncia, ma un atto necessario di sospensione dell’ego, per lasciare che l’azione arrivi da un luogo più limpido, e l’accettazione significa vedere le cose come sono, spogliate dal giudizio: una forma di riconoscimento della dignità di tutto e tutti.
Ho chiesto a chatgpt di dirmi della rivoluzione, e mi ha risposto che è un concetto prima astronomico, e poi adottato in politica, e indica il moto orbitale di un corpo celeste attorno a un altro (per esempio, la rivoluzione terrestre attorno al Sole). È un movimento ciclico, regolare, prevedibile: un ritorno allo stesso punto dopo un ciclo completo. La parola deriva dal latino revolutio, e dal verbo re-volvere, che significa “volgere indietro”, “girare”, “tornare”. Allora, ho pensato, la rivoluzione serve a ri-conoscere questa forza interna di saper guardare da altri punti di vista, e addirittura, potenzialmente, “a trecentosessanta gradi”. A questo punto ho voluto interrogare la mia amica Stefania Laila Marinelli per illuminare il concetto di rivoluzione dal punto di vista astrologico, ecco cosa mi ha detto (ed ecco perché chatgpt non ci sostituirà):
“La rivoluzione non è lineare, non è un cerchio chiuso in cui non cambia nulla, è radiale, ti porta nello stesso punto ma a un livello di coscienza superiore, come una spirale che sale. La rivoluzione ti porta sullo stesso punto, è vero, ma tu non sei più lo stesso, è passato del tempo!, e il tempo è coscienza, tu perciò diventi consapevole, non sei più quello di prima, e già lì c’è la rivoluzione.”
Ha continuato ricordandomi che con ri-evoluzione s’intende una seconda evoluzione: la prima evoluzione distrugge, cioè la coscienza compie un processo di disidentificazione, la seconda costruisce, attraverso non più l’identificazione attiva con un modello ma attraverso un atteggiamento ricettivo che le permetterà di osservare ciò che arriva, per ché lei stessa l’ha creato ciò che sta arrivando: nella fase della seconda evoluzione, o rivoluzione, la coscienza riceve dal futuro ciò che lei stessa ha creato per sé.
“Quella è la rivoluzione: è il tuo viaggio all’interno del tempo come coscienza.”
– Se anche voi vi state commuovendo siamo tutt@ sulla pagina giusta 🙂 –
E dunque, la resa è la rivoluzione. La resa alla disidentificazione. A quel punto la rivoluzione è possibile, e l’azione da reattiva diviene creativa. Il punto chiave, per me, è l’atteggiamento ricettivo, che è ciò che unisce tutto, resa, rivoluzione e creatività.
Lingua Madre per me è una luce gestata durante anni e che sta per accendersi, anche se dovrei dire riaccendersi: come la rivoluzione, è un ritorno, ma da un nuovo spazio di coscienza, un auspicato ritorno alla nostra saggezza ancestrale. E’ un agire con il mondo, non contro, il fluire in luogo dello stagnare, lo scavare la roccia trovando strategie impensate, portando, ri-portando, sulla terra, nella vita di tutti i giorni, le parole, i gesti e le azioni dell’amore, dell’empatia e della compassione. Niente di ideale, ma corpo, esperienza, rispetto e conoscenza della natura e delle sue leggi, delle dinamiche interiori, della dimensione spirituale e della forza creativa che ci abita e ci attraversa.
Oltre alle tantissime proposte del progetto Lingua Madre, ricerche, retreat, workshop, training, laboratori di pratiche per ritornare alla compassione come linguaggio naturale, a far funzionare bene il cuore, ritrovando una voce ad esso connessa, a diventare campionesse e campioni dell’emisfero destro che tanto ne sa della nostra competenza a sentire che tutto è Una, un’unica coscienza che crea, condividerò anche la mia fortuna di potermi rivolgere a persone come Stefania, in tantissimi e diversi ambiti, incontrate come doni, come pezzi di pane profumato sulla strada affamata della ricerca, come lampi sulla via notturna del ritorno a casa.
Segnalandoti che l’avvio di Lingua Madre, in corso piano piano in questa estate 2025, da San Lorenzo in poi prenderà corpo e voce in modo sistematico tra questo blog, la pagina instagram che gli ho dedicato, e il progetto di festival diffuso nel tempo (da settembre 2025 a maggio 2026), ti abbraccio e ti auguro buone vacanze.