Educazione alla prosperità/1 di 2

Verba volant, scripta manent, exempla trahunt.

Proverbio latino

In questi anni, grazie a Mappa del cuore, un progetto in cui artisti ed educatori collaborano mano nella mano con specialisti di varie discipline, da psicoterapeuti ad avvocati del digitale, da nutrizionisti ad esperti di comunicazione, ho spesso incontrato ragazze e ragazzi, in particolare delle scuole secondarie, sia di primo che di secondo grado. Quando si chiede loro di esprimere i loro desideri più autentici, di entrare in contatto con la loro idea di benessere e di realizzazione, spessissimo parlano di soldi. Quello che mi pare ignorino, per quanto io possa recepire, è la ragione profonda che soggiace a quel desiderio, che cosa esso spesso mascheri: l’assenza di un’educazione emozionale e materiale nelle generazioni dei loro genitori, parlo della mia e delle successive generazioni, e dunque l’ignoranza sul concetto di valore, l’anomalia dell’identificazione tra amore (alimento emozionale) e denaro (alimento materiale), Jodorowsky la chiamerebbe “la colonizzazione del centro emozionale da parte del centro materiale”, figlia di una confusione tra linguaggi, l’attuale enorme influenza di modelli e mezzi di comunicazione di massa concentrati sull’apparenza, che alimentano quotidianamente una cultura di distanziamento da sé, dal sentire intimo interiore.

Mi sto interrogando sui fondamenti essenziali di un’educazione contemporanea alla prosperità, prosperità – come ho già scritto in precedenza – non intesa come accumulo, ma come capacità di stare in relazione fertile con sé, con gli altri e con il mondo.

Partendo dal presupposto fondamentale che non si educa solo a parole, ma con l’esempio e l’esperienza, oggi più che mai, credo che la priorità sia passare in rassegna le nostre posture emozionali e i nostri atteggiamenti nei confronti della prosperità. Mi concentrerei dunque innanzitutto nel verificare di concepire noi adulti per prime e per primi la prosperità come diritto naturale, anzi, di più, come destino stesso dell’esistenza. Come rivela l’etimologia della parola (ne puoi leggere qui), prospera ciò che compie la sua forma. Distinguo tra ragazze e ragazzi non sulla base di una visione moralmente discriminante, ma sull’esperienza di osservazione rispetto ai condizionamenti culturali riscontrati:

Per le giovani ragazze, in particolare, mi concentrerei su questi aspetti:

  1. valorizzare da un lato la saggezza del loro corpo, prima che la bellezza, o la bellezza come espressione di armonia, e dall’altro il loro tempo, il loro posto nel mondo, il loro spazio vitale e la possibilità di dire no, lavorare sulla voce, sul chiedere ed esprimere i propri bisogni e il proprio sentire
  2. far crescere un rapporto sano con il desiderio, togliendo dal campo vergogna e idea di sacrificio, aiutando a distinguere tra desiderio autentico e condizionamenti familiari e sociali
  3. associare il denaro non all’idea di un premio per essere brave, ma di uno strumento di autonomia e crescita interiore, insegnando a gestire un budget e decidere come spendere per le proprie necessità, non solo per quelle altrui
  4. superare i complessi di inferiorità e le narrazioni limitanti, di origine ereditaria, decostruire il mito del “meritare”, elaborare una leadership fondata sulla presenza, non sull’imitazione del maschile.

Per i giovani ragazzi:

  1. sciogliere l’equazione tra valore e prestazione, superando lo sfruttamento del proprio corpo, l’imposizione sugli altri, elaborando il concetto di potere come capacità di proteggere, non di possedere, lavorando sull’ascolto, sul consenso e sul rifiuto
  2. proporre la prosperità come capacità di sentire, restituendo il diritto alla vulnerabilità, autorizzando la fragilità, la paura, il fallimento, passo dopo passo
  3. riscoprire una cultura in cui il successo non è dominio e competizione, ma cooperazione e cocreazione
  4. uscire dalla retorica dell’eroe solo, decostruendo il mito dell’invincibilità, alimentando il valore della relazione, e ricordando che chiedere aiuto è una forma di intelligenza essenziale.

(continua…)

Foto Alvise Busetto e Giorgio Meneghetti per Mappa del cuore