L’arte di non concedersi

La parsimonia è un tratto molto diffuso nella generazione di mia madre, e arriva alla mia in forma di imitazione oppure di opposizione (che è una forma di imitazione), e costituisce un tabù. Di sicuro è la manifestazione di un equilibrio ancora tutto da raggiungere – in particolare per le donne, con ogni forma di desiderio e di soddisfazione personale: libertà sessuale e creativa, autonomia materiale ed emotiva, equilibrio psico-fisico. Se poi siamo madri, il ruolo, la responsabilità dei figli e il giudizio sociale fanno il resto.

Non si tratta solo di “non spendere soldi”, ma di un atteggiamento di ritenzione, di accumulo o controllo, una ritrosia spesso presente nelle persone che hanno vissuto privazioni, insegnamenti di scarsità, l’esperienza di perdere tutto, di non essere ricambiati, e via così.

Si tratta di un sistema di chiusura a protezione, un istinto di conservazione nato da generazioni che non hanno avuto soldi propri, autonomia finanziaria, sicurezza nel futuro, fiducia nel maschile, libertà di desiderare. E così si manifesta questa forma di tutela interna: non rischiare, non mostrare vulnerabilità, non esporsi. Resistenze profonde sussurrano: “Non ti è permesso. Non osare. Non meriti. Tempo. Piacere. Denaro. Affetto. Ascolto. Riconoscimento”.

Se imito, l’idea di prosperità sarà contaminata dalla colpa, ogni atto di piacere sarà un tradimento verso le antenate che portano con sé memoria di divieti. Se mi oppongo invece posso disperdermi, esagerare, consumare le mie risorse, autodistruggermi. Comunque, alla fine, negandomi. Il desiderio di aprirsi, di dare e ricevere veramente, autenticamente, è congelato. È come un seme che è rimasto nel ghiaccio: c’è vita dentro, ma non può germogliare finché il terreno non si riscalda. 

La luce nella ferita di questa desolazione è una donna generosa, gioiosa, magnetica e capace di far circolare ricchezza. Come superare dunque quest’empasse e accedere alla prosperità? Occorre riscrivere la storia, generare nuovi immaginari, nuove esperienze e nuove narrazioni, ridefinendo il desiderio come spinta legittima e non come trasgressione, ritrovando la promessa evolutiva secondo cui il desiderio può trasformarsi in consapevolezza di sé e autonomia interiore. 

Tutto questo trattenere contiene un desiderio dormiente, un potenziale nascosto e luminoso: la luce del “non spendo” e del “non mi concedo” (in senso attivo e riflessivo), è la competenza sul limite, il rispetto, il senso dell’essenziale, la capacità di amministrare, proteggere, il saper gestire le priorità. Quando il sentimento ricomincia a fluire, la consapevolezza della misura consente di custodire, anziché disperdere, di trasformare il desiderio in aspirazione matura, in una fonte di energia creativa e in una potente capacità di ricevere con gratitudine e responsabilità.

Nel percorso ANTE NATE – Doni e generazioni, il lignaggio femminile viene riconosciuto come matrice di valore e sorgente di visione, con l’obiettivo di accedere archivio delle proprie risorse e utilizzarle per sé senza sensi di colpa né autoboicottaggi. Un vero e proprio necessario rito di passaggio.

L’esperienza è riservata a un piccolo gruppo di partecipanti per garantire esperienza immersiva e condivisione.

Per informazioni: lab@carolacolussi.art.

Foto di Serena Pea per Lingua Madre