Se fossimo destinati alla perfezione, non esisterebbe il numero 9.
Nella numerologia infatti il ciclo evolutivo va dall’1 al 9, e poi c’è uno spazio di passaggio, il 10, tra un ciclo e l’altro, uno spazio in verità non così neutro, ma che ha una precisa funzione di decantazione e distillazione della saggezza portata dal ciclo evolutivo appena conclusosi, nella direzione dell’ingresso in un nuovo ciclo.
L’1 è la dimensione primaria, originaria, il concepimento, la dimensione in cui tutto il nostro potenziale è sul tavolo.
Il 2 è il momento di gestazione dell’essere. Di un pensiero, di un’azione, di coscienza. Uno spazio di ritiro con sé.
Il 3 è la nascita, la potenza della vita che si esprime, il suo valore a prescindere dalle caratteristiche che assumerà un essere, la forma della coscienza nella sua maturità.
Il 4 è il momento di stabilità in un cammino evolutivo. Già qui si intuisce il valore del passo successivo. Senza il 5 il 4 imploderebbe nello spazio della sua sicurezza.
Il 5 è il ponte tra equilibrio terreno e dimensione spirituale. Una volta che ho raggiunto l’equilibrio del 4 sul piano materiale, posso spostare lo sguardo a una dimensione più alta.
Il 6 è una fase di connessione con gli altri, di comunicazione della propria verità, dell’amore e del piacere della propria verità, in una dimensione collettiva.
Il 7 è di nuovo un’azione, un movimento intenso nel mondo, consentito dalla connessione tra il proprio andare e il movimento più grande della vita, chiede di praticare l’armonia del 6.
L’8 è il momento di perfezione: corpo e spirito sono in equilibrio, e se questo fosse lo scopo finale, appunto, ci fermeremmo qui.
Ma il ciclo non ferma, c’è il 9, il momento critico. Ciò che pareva perfetto si incrina, per permetterci un ulteriore movimento verso l’autenticità e l’unione di tutti gli aspetti di noi.
E ci darà tempo e spazio nel 10 per abbandonare parole che non richiamano più concetti, emozioni che stagnano affaticando l’avanzamento, apprendere a stare, nell’ignoto, senza controllo, in una nebbia in cui è possibile riconoscere solo ciò che ci è più vicino, a sentire il potenziale nel vuoto, nell’attesa che una nuova forma venga concepita, in un nuovo 1.
Siate vivi, veri, non perfetti. Perfetto vuol dire finito, dice il 9.