Dalle mappe al corpo

Per una donna, la possibilità di vivere più pienamente la propria vita è recente, ma la memoria del limite è antica e radicata, e se anche la mente vede risorse, strade, porte aperte e sceglie, il corpo sente pericolo, giudizio, perdita, disapprovazione e non sempre ci crede.

Ogni linea femminile porta con sé una storia di privazioni:

  • di voce
  • di visibilità
  • di autodeterminazione
  • di accesso alle risorse

Queste privazioni non sono solo sociali. Diventano rituali quotidiani, quasi invisibili: la donna che non chiede, che “fa da sé”, che stringe i denti, che non vuole disturbare, che non osa desiderare, che normalizza la rinuncia. L’apparente “paura del successo” è spesso fedeltà a un lignaggio che non ha potuto, e che non possiede un linguaggio e dunque un immaginario coerente con l’idea di prosperità.

Quando cerchiamo la prosperità, non ambiamo soltanto a una sicurezza finanziaria, ma a uno spazio interiore che nessuna donna prima di noi ha avuto: una stabilità non minacciata dall’esterno, libertà, autonomia, la possibilità di desiderare senza vergogna, un’eredità emotiva diversa da passare a chi verrà. La possibilità di vivere non più in reazione, ma in creazione.

È un tipo di ricchezza che la linea femminile che ci precede non ha conosciuto. Stiamo tentando di prosperare per prime, senza modelli precedenti e nessuna memoria che ci sostenga.

Che cosa rende possibile la prosperità?

Non il “fare di più”.
Non l’autodisciplina.
Non il pensiero positivo.

Quattro elementi permettono davvero il passaggio:

1. Riconoscere l’iniquità vissuta come reale e non come difetto personale. Smettere di credere di essere “sbagliate”.

2. Onorare il vuoto lasciato dalle antenate per creare un terreno nuovo.

3. Autorizzarsi a desiderare senza sentirsi sleali verso la propria storia.

4. Costruire un campo capace di ricevere, a partire dal proprio corpo, per non relegare la prosperità a condizione mentale e apprendere a incarnarla nella vita di tutti i giorni, sostenendone lo spazio e l’espressione.

ANTE NATE – Doni e generazioni parte dalle mappe per arrivare al territorio del corpo, osserva il lignaggio per rintracciare il potenziale inespresso, doni e talenti autentici, riconnette a sé, alla propria vocazione, offre ispirazione e crea spazi di libera espressione. Tocca tutti gli ambiti in cui la vita può essersi congelata – dal corpo che ha perso vitalità, al denaro che non fluisce, dai sentimenti stagnanti all’inibizione del desiderio, alle tante forme di un blocco creativo o espressivo – per restituire una terra calda dove tutto, in un movimento coerente, possa rivelarsi, e riprendere a pulsare.

Per informazioni: lab@carolacolussi.art.

Foto Serena Pea per Lingua Madre