Cecilia e Giorgia

Linguaggio del corpo di un incontro-madre

Due donne s’incontrano, non so se sia la prima volta, ma certamente entrambe sanno chi è l’altra. E l’altra – credono i più – non è qualcuno che stimano particolarmente, o quantomeno non era qualcuno che stimavano particolarmente fino a tre settimane prima di quell’incontro. 

Si tratta di due donne già di per sé molto conosciute, per ragioni diverse famose a livello internazionale, ma in questo momento su di loro si concentra un’ancor più intensa attenzione mediatica poiché l’una, Giorgia Meloni, in Italia è la Presidente del Consiglio, mentre l’altra, Cecilia Sala, è una giornalista, considerata una delle voci più coraggiose della nuova generazione di giornalisti italiani, arrestata senza specifiche accuse – ma molti dicono rapita – in Iran, il 19 dicembre 2024 dalla polizia del regime politico religioso e incarcerata a Evin, la prigione dei dissidenti nella capitale. Si dice che Cecilia sia la pedina di scambio individuata per la liberazione di Mohammad Abedini Najafabadi, ingegnere svizzero di origine iraniana ricercato dagli Stati Uniti per il sostegno che ha dato alle azioni dei Pasdaran, i paramilitari iraniani che l’America reputa un’organizzazione terrorista.

Detox dalla dipendenza dal giudizio

Approfondire tale vicenda non rientra tra i miei scopi né tra le mie competenze. Lo è invece provare a raccontare dal punto di vista di narratrice, performer e regista teatrale, l’incontro fisico, l’abbraccio, o ciò che è accaduto nella ricerca di un abbraccio, tra il corpo di Cecilia e quello di Giorgia, a Ciampino l’8 gennaio 2025, il giorno in cui la giornalista è stata liberata e riportata in Italia proprio dall’aereo della Presidente. E’ il mio scopo, per provare a dire che cosa sia per me Lingua Madre, in uno dei suoi infiniti possibili accenti. Scelgo di incominciare con una sfida, perché per fare qualcosa di diverso da una mera lettura tecnica del linguaggio del corpo, occorre più di tutte una cosa: sospendere ogni giudizio, alleggerendo lo sguardo, che da giudice o pregiudicante si fa semplice testimone. Senza tale premessa, la percezione delle informazioni da corpo a corpo non si apre. E, più che mai in quest’epoca, a giudicare e pre-giudicare siamo talmente abituati che è diventata una dipendenza.

Provate dunque questo bellissimo esercizio detox insieme a me: osserviamo gesti e movimenti, ciò che accade nella relazione tra i due corpi e sistemi Cecilia-Giorgia, più che tra i due simboli socio-politici, nel modo più oggettivo possibile, poi ascoltiamo l’effetto di tale osservazione dentro di noi, il più possibile scevre e scevri da commenti fuorvianti e, solo infine, se si formula un pensiero in noi, riconosciamo che è il risultato soggettivo frutto di questa osservazione e dell’ascolto, oppure accorgiamoci se si tratta di un pregiudizio, o di uno stereotipo

In questo breve film accade tutto molto velocemente, seguitemi.

Come diventare testimoni: ho visto, ho sentito, ho pensato

Ciampino, 8 gennaio 2025 ore 15.40

Scena 1

Cecilia entra dirigendosi verso Giorgia, che da ferma vicino alla parete, agganciato immediatamente lo sguardo di Cecilia, si attiva e le va incontro. Si vede Giorgia che, mentre va verso Cecilia, con un sorriso aperto e rassicurante, compie un gesto con le braccia e le mani: le incrocia all’altezza del proprio diaframma, il principale dei muscoli coinvolti nella respirazione, e le riapre verso l’esterno; in genere è quello che facciamo quando vogliamo comunicare con decisione che qualcosa si è concluso. Sento benevolenza e soddisfazione, il mio stomaco respira dal centro. Anche Cecilia le sorride, ma delicatamente, dapprima a bocca chiusa, sento fragilità, e gioia di essere vivi, percepisco uno stato di arrendevolezza e composta, gentile commozione in me. Al gesto delle mani di Giorgia, quasi in immediata risposta corrisponde un altro incrocio delle mani, quelle di Cecilia, rivolte però verso il suo stesso cuore. È quello che capita di vedere quando una persona enfatizza un’accorata, appunto, sincera e profonda gratitudine.

Per me è una doppia prima volta: la prima volta che vedo Giorgia guardare negli occhi qualcuno, la prima volta che vedo Cecilia sorridere. Sicuramente non lo sono, prime volte, ma io, un paio d’occhi pubblici qualsiasi, vedo ciò per la prima volta. 

Pensoai miei occhi risulta tutto profondamente sincero.

Scena 2

Giorgia, le cui braccia si sono subito riaperte, rivolge inequivocabilmente le mani nella direzione del volto di Cecilia (in un frame è possibile verificarlo proiettando il prolungamento delle dita di pochi centimetri). Cecilia intercetta il corpo di Giorgia poco sopra i gomiti, dove la direzione degli avambracci parte, e la incontra con le sue mani appena un istante prima che Giorgia la raggiunga. A quel punto le mani di Giorgia virano rapidamente verso il basso, dalla direzione del volto verso il medesimo punto del corpo di Cecilia su cui atterra Cecilia, nel suo: le braccia, tra gomito e spalla. Accadono due cose, principalmente, dentro di me: sento una piccola delusione, nella forma del cuore che mi si stringe un pochino, ma continuo a sentirmi contenta, perché al contempo il mio sguardo nota, anzi, ne viene proprio attratto, uno spazio ovale che si è creato al centro grazie all’incontro tra le quattro braccia. Per me quello spazio è Lingua Madre. Un luogo terzo, neutrale e potenziale, al di là delle costruzioni mentali.

Provo a proiettarmi nelle mani e nelle spalle di entrambe, è cosa normale per un regista teatrale, che al contempo guarda e sente ciò che accade sulla scena, e l’unica tensione che sento è quella della forza e della tranquillità che donna Giorgia cerca di trasmettere a donna Cecilia. Non percepisco tensione nelle mani di Cecilia, non sento che stia frenando Giorgia, è tutto delicato nei suoi movimenti, però la sento presente, e questo mi pare una testimonianza di grande forza interiore, da una persona che solo poco prima temeva per la propria vita e incolumità in una cella d’isolamento a Teheran. Al contempo percepisco nelle variazioni di intensità e di direzione di Giorgia un corpo istintivamente sensibile, che ha compreso dove fermarsi e stare. 

Pensosolo pochi minuti prima, appena scesa dall’aereo, Cecilia ha ricevuto le carezze sul viso da parte della madre. Una confidenza già di per sé molto intima, a cui per un attimo Giorgia pareva disporsi (non al gesto, ma alla sua intimità). Non lo sapremo mai. 

Scena 3

Giorgia dice un po’ di cose gentili e incoraggianti a Cecilia, che stacca le mani da Giorgia per giungerle e ringraziare, scuotendo poco la testa. Giorgia insiste, accoratamente, letteralmente muove le mani davanti al cuore di Cecilia, e Cecilia le sorride nuovamente, e nuovamente la “abbraccia” di quello stesso abbraccio di poco fa, dapprima un po’ più in alto, verso le spalle, e poi di nuovo più in basso, verso i gomiti. A quel punto anche Giorgia la tocca di nuovo. Le braccia di Cecilia fanno il giro per l’esterno, a Giorgia invece tocca l’interno di quell’ovale-madre. Ma madre di che? 

E chi lo sa – mi dico – della possibilità di un appuntamento tra opposti o diversi, del rispetto delle differenze e degli stati d’animo, di incontri sinceri in cui ognuno fa ciò che può e risulta vero. Madre di misteri.

Scena 4

Vediamo l’abbraccio mentre si disgiunge, le mani di entrambe che si distaccano restando in lieve contatto con gli abiti: quelle di Giorgia vanno verso il basso, cercano le mani di Cecilia, che però poco prima dell’incontro, all’altezza dei polsi, si allargano improvvisamente e volano verso l’alto, sicché non le trovano. E così, le mani di Giorgia da aperte che erano, si costringono a pugno e si muovono rapidamente su e giù, trasformando la tensione della certezza di incontrare le mani di Cecilia, rivelatasi un contatto con il vuoto, in un gesto più convenzionale, quello che si fa – anche in questo caso – per testimoniare, riconoscere o trasferire forza a qualcuno. Anche qui sento una piccola morsa allo stomaco, si sono mancate di nuovo, ma ancora sento emozione, e fiducia, perché il movimento è stato davvero sincronizzato, quindi – penso – Cecilia non l’ha evitata apposta, e Giorgia ha saputo trovare una strada per reagire positivamente. Cecilia in questo momento sembra galleggiare nell’aria, Giorgia pare più terra.

Scena 5

Anche Cecilia l’ha sentito questo mancato incontro, abbassando la testa vede le mani di Giorgia strette a pugno e scende e le va a prendere con le sue. Mi sento felice, penso che è vero che non era fuggita, che in quel momento il cuore, la gratitudine e la gioia di essere viva, così come la soddisfazione e la gioia di vedere Cecilia viva, valgono più delle separazioni della mente e dell’immagine al telegiornale. Non solo, per la prima volta Cecilia lascia le sue mani nelle mani di Giorgia. Sarà Giorgia, dopo molteplici strette, a lasciare le mani di Cecilia e farà un passo indietro per lasciarla andare. Questo passo viene assecondato dal movimento rotondo della testa di Cecilia: sento vicinanza, una maggiore fiducia, meno tensione nel mio collo. 

Scena 6

Cecilia sorride, unisce le mani in preghiera, si inchina, in gesto di congedo e al contempo di ulteriore ringraziamento, e Giorgia risponde, insolitamente, con il medesimo gesto. Sento distensione, faccio un respiro più ampio. Penso: le mani giunte, un gesto condiviso da tantissime culture.

Ecco che cosa penso, a valle della mia osservazione e dell’ascoltoil cuore di entrambe era aperto e commosso, la mente di entrambe ha memoria delle distanze che intercorrono tra le loro idee e i loro stili di vita, la presenza di molte persone, e gli occhi del mondo puntati su di loro sono la musica di sottofondo di questo incontro.

Hablas Lingua Madre?

È la verità? Non credo lo sia, ma ne è una parte, quella che si manifesta nel mio sguardo e che diventa, qui, la mia voce. 

Lingua Madre è anche questo: da una pretesa di oggettività – per me assai difficile da verificare – che spesso alimenta il conflitto e la presa di posizione, a una valorizzazione del proprio punto di vista sulla realtà, nel rispetto di tutti gli altri punti di vista, consapevoli che il molteplice è l’unica manifestazione dell’uno a cui riusciamo attualmente ad accedere.

Grazie della vostra lettura.

(L’immagine è creata con l’Intelligenza Artificiale a cui ho detto “creami per favore un’immagine simbolica non retorica e non ovvia per rappresentare un incontro tra due donne che non sono amiche, ma una delle due è grata all’altra, e l’altra è soddisfatta e felice per aver aiutato la prima”).