Una scoperta entusiasmante
Qualche anno fa dalla soprano psicofonista e, guarda caso, ostetrica, Elisa Benassi mi dice che quando al 6. mese di gestazione in noi compare il senso dell’udito, incominciamo a immaginare. È stato infatti misurato che, aprendosi l’ascolto, nel feto compare il movimento delle palpebre associato all’attività REM, quello che facciamo quando sogniamo. La cosa straordinaria è che a quel momento la vista non è ancora comparsa, è infatti l’ultimo senso a manifestarsi. Quando l’ho scoperto, sono rimasta per giorni sospesa nella meraviglia: prima immaginiamo, poi vediamo. Prima sogniamo, poi vediamo.
Che cosa genera quei movimenti, e dunque le immagini dentro di noi, quali suoni? Naturalmente il battito cardiaco della madre (che sappiamo connesso con Madre Terra), e ogni sorta di suono interno del corpo, sangue che scorre, respiro, e naturalmente la voce, il tutto condotto attraverso l’acqua della placenta: già prima di nascere siamo immersi in un universo sonoro. La voce della mamma, e le sue parole, sono in grado di far immaginare al bambino se stesso, e il mondo che lo attenderà. Al contempo il feto rimanda di certo alla madre altre immagini, in questa comunicazione unica, e speciale, che più di tutte mi pare Lingua Madre. Una lingua che ci possiede prima che noi possediamo lei, il sistema di connessione e interscambio con la madre.
Il ruolo della voce nella gestazione continua poi, usciti dalla pancia, attraverso lo sguardo. Come si nota nell’arte iconografica cristiana classica, la madre non è rappresentata mentre guarda il bimbo: il bimbo guarda la madre, che guarda il mondo. La madre dunque invita il bambino a guardare il mondo, ne prolunga lo sguardo, indicandogli dove volgerlo, dandogli le prime suggestioni su come poter guardare e vedere.
Se una madre è capace di generare, o invitare, l’immaginario del figlio, o di contribuire a farlo, per traslato, può il “codice madre” contenuto in noi esseri umani creare nuovi immaginari per la nostra società, con l’importanza che immaginare riveste? Se sì, come?
Questo blog e il progetto LINGUAMADRE riflettono su queste urgenti domande.

La Madonna del parto è un affresco realizzato a metà del ‘400 da Piero della Francesca: è conservato in un museo appositamente predisposto nel comune di Monterchi, in provincia di Arezzo. Andateci.