Tamburo di mamma

La tradizione giapponese dei tamburi Taiko è LINGUA MADRE

Anni dopo l’entusiasmante scoperta veicolata da Elisa Benassi – di cui puoi leggere all’articolo “Prima immaginiamo“, invitando al Teatro del Parco di Mestre un gruppo di artisti giapponesi dell’Isola di Awaji, assisto a una performance di tamburi Taiko, durante la quale il Gran Maestro di Cerimonia Suichiro Ueda suona con un’energia travolgente.

Mentre batte con tutto se stesso sul tamburo, il suo sguardo è impressionante, rivolto verso l’alto, fisicamente, ma con il fuoco riposto all’interno, sta guardando dentro di sé in uno stato di concentrazione ipnotico per il pubblico. Al termine dell’evento, gli chiedo tre cose: 

  1. Che cosa rappresenta questo tamburo nella tradizione giapponese
  2. Dove guarda, mentre suona, e cosa vede
  3. Qual è la cosa più importante che trasmette ai suoi allievi quando insegna a suonare, mi risponde

Ecco le sue risposte:

  1. il tamburo Taiko è “la pancia della madre”, non è una tradizione religiosa, ma in una forma c’è preghiera, è da lì che ci rivolgiamo a Dio
  2. guarda ciò che sta facendo, immagina dentro, allo scopo unico di non sbagliare fuori
  3. insegna la forma: se vuoi la forma devi avere equilibrio, se vuoi equilibrio devi avere radice. Radice > Equilibrio > Forma.

Oltre alle risonanze note, si aggiunge a quel punto un’informazione preziosa: l’immaginazione, che in me di solito richiama spazio, apertura, creatività, fantasia e libertà, ha a tutti gli effetti a che vedere con la precisione.

Precisione nella manifestazione. Sono uscita da teatro con questa sintesi nella testa: 

c’è un mondo dove l’immaginazione e la precisione coesistono. E pare sia la pancia della madre. Attraverso la pancia della madre si parla con Dio.

Foto di Alvise Busetto – Courtesy youTHeater – Al Teatro del Parco, 2024.